24/12/16

88. Lo special natalizio di Uroboria (2016)

(1) Ready?
Fedelissimi lettori di Uroboria, buona vigilia di Natale! 
Dopo essere stati costretti a un silenzio forzato lo scorso anno, a causa delle pressioni del Moige che non ha molto gradito le scurrilità del nostro speciale del 2014, stavolta abbiamo deciso di abbandonare ogni possibile riferimento religioso e, mantenendo un registro linguistico consono alla santità della festa, abbiamo voluto regalarvi una poesia dai toni leggeri ma impegnata, per affrontare uno dei temi più cruciali che puntualmente si ripresentano ogni 25 dicembre: panettone o pandoro? Quale prodotto della fiera tradizione dolciaria italiana troneggerà sulle vostre tavole? Fatecelo sapere lasciando un commento sotto il vid... Ah, già, non siamo su YouTube. Peccato.
Il componimento, in terzine, è stato scritto a due mani dal nostro caporedattore e da Lapo Dini, immancabile quando si tratta di rimediare un'intossicazione alimentare. Chi lo conosce di persona lo immagini al termine del pranzo di Natale, il berretto di Santa Claus rovesciato sugli occhi, una pioggia di briciole sul suo maglione di lana e un paio di generose fette di panettone in bocca. Ogni anno va a finire così, per lui e per il buon Ivan.

* * *

Giunge alla fine dei conti la resa

(2) Fight!

Giunge alla fine dei conti la resa
Una volta per tutte, tra pandori
E panettoni, in un'aspra contesa
Di rime e di metrica, che d'allori,
Non da cucina, a noi il capo circondi
O ci risparmi almeno i pomodori.
«Io ho l'uvetta, sai, i denti ci affondi
Nel dolce impasto che vien da Milano,
E canditi dai sapori giocondi».
«Ogni bambino mi tiene per mano,
Le labbra sporche di zucchero a velo
Ridono, assente il tuo gusto balzano.
Ah, bei visini senza manco un pelo,
Della forte Verona stirpe onesta,
Farete a quel bauscione [1] il contropelo!»
«Stucchevole canaglia, la molesta
Schiera di mocciosetti non mi turba,
Ché tolti i pueri nessuno ti resta.
Poi il tuo zucchero la gola disturba
Con colpetti di tosse, germi spandi
E fai ammalare degli zii la turba».
«Tali calunnie son da miserandi,
Come te, che sei senz'arte né parte;
Con questo ti saluto, baci grandi».
Il pandoro, adirato, piglia e parte,
Impreca il panettone ed alza i tacchi.
Allora il torrone esclama, in disparte:
«Venite a rimpinzarvi di pistacchi
O poeti, cessate il vostro canto:
Ché questi due signori, gran vigliacchi,
Finiranno inzuppati nel vinsanto
E col pollo di zia Ada digeriti
Senza troppe smancerie, questo è quanto».
Sperando che vi siate divertiti
Siamo giunti alla fine di una storia
Dove non ci son morti, né feriti:
Auguri e buon Natale da Uroboria.
____________________
[1] Baùscia è un'espressione tipica del dialetto brianzolo che vuol dire, più o meno, "spaccone", "fanfarone"; in questo contesto è usata come riferimento alle origini milanesi del panettone. Ora, dato che, dei due autori, è il solo Dini ad avere ascendenze lombarde, nel caso in cui il significato non fosse esatto prendetevela con lui. 

* * *

Al termine di questa gioiosa poesiola (che, come un somaro che si crede un cavallo, vuole imitare il metro dantesco), Ivan e Lapo augurano buone feste a voi, lettori senza uno scopo nella vita, con la speranza che il 2017 porti una Playstation 4... ehm, tanta pace e prosperità nel mondo.
Chissà, forse torneremo a farci vivi prima della fine dell'anno. Lo sappiamo che sperate vivamente di no, però vogliamo sfatare il mito per cui a Natale siamo tutti più buoni. Ciao ciao!
P.S. Non dimenticate di seguirci su Facebook e Google+!

Immagini

Nessun commento:

Posta un commento