10/02/13

XLVI. Buon gioco reprise

C. Coolidge, 'Waterloo', c. 1906
Buongiorno a tutti, cari Uroboriesi, e buon inizio di febbraio. La nostra prolungata assenza è dovuta, principalmente, ad uno spaventoso declino creativo che non ci vuol proprio lasciare. Ci siamo guardati un po’ intorno con l’espressione di un merluzzo che è stato appena battezzato dalla fiocina, alla ricerca di una poesia, un tractatus, uno sputo (sputo, eh, non spunto) letterario qualsiasi per rinvigorire le visualizzazioni del blog. Dato che, come potete constatare, la ricerca non ha prodotto alcun esito, il sottoscritto ha pensato di riproporre una vecchia poesia che aveva composto per Il noioso spazio di Lapo nell’estate del preistorico 2011, in occasione di una serie di partite a tressette sulla spiaggia. Tra l’altro la cosa coincide con il trend di generale ringiovanimento che, in questi ultimi mesi, sta interessando tutte le strutture della società, dai giuocatori di pallone ai parlamentari: e chi siamo noi per continuare, direi quasi con insolenza, a pubblicare roba di secoli fa, quando i nostri tempi gloriosi non mancano certo di fulgidi esempi di buona letteratura? Largo ai ggiovani dunque; e con questa rinnovata audacia vi lasciamo alla


POESIA #3a

«J’accuse!»b gridò Dini coi tre assic
in mano, meno fiori; ma Bececco,
in romagnuol favella, fe’: «’Sti cassi!d
Saran guai, s’ancora a barar ti becco!»

«Glisso l’illazion, rilancio con tre due.
Rise di brutto il baffo malandrino;
«Ti venga la rosolia, ghigno di bue!»
«’Unn’èe colpa mia, pezzo di cretino,

se c’ho più fondoschiena del Ferraraf,
che spaccio per bravura nel giuocare:
zittati adesso, e lasciami accusare!»

Proseguì in questo modo la cagnarag,
tra gobbi, donne, regi e frasi schiette
di giovani crociati del Tressette.

NOTE:
a. Come da titolo originale.
b. Mi ci sono impegnato a mettere una citazione dotta, sapete?
c. Imparate anche voi a giocare a tressette, così poi ci troviamo in spiaggia e facciamo partite colossali. Se venite con un amico sufficientemente disadattato potrete addirittura sfidare l’asse Bececco-Dini e portare a casa un gelatino offerto da noi, casomai riusciste a vincere (dita incrociate).
d. Anche qua, apprezzate lo sforzo del mio ingegno per riuscire a incastrare la rima con assi. E comunque non ci si schioda dall’ABAB; questo per dare un’idea della vastità della mia vena poetica.
e. Toscanismo: si legge non è. Ma c’era davvero bisogno che lo scrivessi?
f. – Chi?
   – Lui.
g. Cambio di schema metrico: siamo passati all’ABBA (Mamma mia! Here we go again…). Sinceramente non ricordo se questa virata improvvisa sia ammessa nel galateo dei sonetti, ma mentirei se vi dicessi che me ne frega qualcosa.

***

Ma si potrà poi chiamare poesia questo abominevole incrocio fra stilemi trecenteschi e volgare moderno? Vi lasciamo con questa riflessione, e vi rimandiamo a Dio solo sa quando. Torneremo, un giorno o l'altro.

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