07/11/12

XLIII. Musicisti di Morte

Questa sera, signori, vi sentirete fieri di essere uroboriesi. Da questa sera, cari concittadini, niente sarà più come prima – e non è la solita frase fatta da Presidente del Consiglio dei Ministri. Questa sera siamo venuti per scrivere un nuovo, glorioso capitolo della nostra storia.
Avevamo annunciato una lunga pausa, e invece siamo qua, a presentarvi, unici in tutta Italia, una rarità assoluta. Una perla che non poteva inaugurare meglio il nuovo corso di Uroboria. Qualcosa che solo le nostre menti tanto perverse quanto raffinate potevano plasmare.
Il freddo concilia alla perfezione il salto di fantasia che stiamo per compiere nella bella Germania, nella cittadina di Hamelin per la precisione: qui, in pieno Medioevo, ha avuto luogo una vicenda dalle sfumature tragiche, trasformata nel corso dei secoli in fiaba. I più smaliziati di voi, dal nome della località, avranno sicuramente capito a cosa ci riferiamo: sì, proprio al Pifferaio Magico, Pifferaio Pezzato, Pifferaio Variopinto o Pifferaio di Hamelin, di cui la versione più conosciuta è senza dubbio quella dei fratelli Grimm.
È nota a tutti la storia, no? Anno del Signore 1284. Un Pifferaio venuto da chissà dove viene incaricato, dietro la promessa di un lauto compenso, di liberare la cittadina tedesca dai ratti che la infestano. Tira fuori il suo strumento (explicit references!), comincia a suonare: la melodia attira i ratti fuori dalle case che iniziano a seguirlo fino al fiume Weser, dove finiscono annegati. A lavoro ultimato il nostro suonatore errante torna per ricevere il pagamento pattuito, ma a questo punto i cittadini si tirano indietro, e questi giustamente s’incazza. Decide allora di vendicarsi: mentre gli adulti sono in chiesa, sguaina di nuovo il piffero magico e incomincia a suonare, attirando stavolta un numeroso gruppo di bambini – tutti sopra i quattro anni. Pifferaio e pargoli s’incamminano verso una caverna nelle vicinanze della cittadina, e qui scompaiono. La cosa interessante è che i ratti sono un’aggiunta cinquecentesca, e che – come si diceva all’inizio – tutta questa vicenda pare affondare le radici in un fatto tanto reale quanto tragico, che ha visto protagonisti i bambini di cui sopra. Molte sono le teorie al riguardo, come spiegato alla relativa pagina di Wikipedia (link!), tra le quali una che vorrebbe i bambini “esiliati” volontariamente dalla città a causa di una malattia contratta, mandati quindi a morire – nel quel caso il Pifferaio altro non sarebbe che la personificazione della Morte stessa – per evitare che si diffonda il contagio tra la popolazione; un’altra invece secondo cui i ragazzini sarebbero annegati nel Weser oppure rimasti schiacciati in seguito a una frana. Come spesso succede per i fatti dell’antichità, secoli su secoli hanno gettato nelle nebbie la verità restituendoci mitologia, ma a parer nostro la vicenda resta interessante, al di là dei contenuti fiabeschi: cosa sarà successo realmente? Cosa rappresentano i bambini vestiti di bianco raffigurati in una vetrata della chiesa trecentesca di Hamelin (vedi foto)?
Tra le fonti antiche che parlano della vicenda – con o senza i ratti di mezzo – ce n’è una, piuttosto conosciuta tra i filologi: il libro di Richard Verstegan (1548-1636) intitolato Restitution of Decayed Intelligence e datato 1605, una storia delle popolazioni anglosassoni in cui si fa riferimento al nostro Pifferaio, nel tentativo bizzarro di spiegare in che modo i sassoni siano giunti in Transilvania (sì, perché un’altra variante della fiaba vuole che i bambini, una volta usciti dal tunnel-el-el-el, siano sbucati nella terra di Vlad di Valacchia e vi si siano stabiliti). Il resoconto di questo scrittore è stato il punto di partenza di una florida letteratura legata al Pifferaio, che ha interessato, tra le altre, anche l’illustre penna di Goethe. Mica seghe, insomma. L’opera intera è facilmente reperibile su Google Books, ma dato che non esistevano versioni in italiano del passo che ci interessa, beh, molto modestamente abbiamo pensato di tradurlo noi, cosicché Uroboria è l’unico blog in cui è possibile leggere la storia del Pifferaio Variopinto di Verstegan nella lingua di Mussolini. No, aspetta, così suona male…
È così evidente che siamo dei disperati?
In ogni caso, signori, ecco a voi. Sentitevi onorati di aver speso un quarto d’ora della vostra vita leggendo questa introduzione.
P.S. Qui ci sono i ratti.

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Nota: la resa in italiano è quanto di più infedele possa esserci al testo originale inglese. Ci siamo anche presi la briga, abbastanza disinvoltamente, di dare alla nostra versione un che di antiquato, sperando di restituire almeno in parte un po’ di atmosfera da linguaggio d’altri tempi. Volemose bene. Ah, altra cosa: alcuni elementi della storia del Pifferaio hanno via via conosciuto versioni differenti, a seconda dell’autore. Abbiamo parlato di una caverna; Verstegan cita piuttosto un varco aperto sul fianco di una collina. Insomma, sempre buchi sono.

D'altronde si chiamava Pifferaio
Variopinto...
Faremo ora una nuova digressione, per meglio comprendere la ragione per cui si parla dei Sassoni di Transilvania; nella quale si dirà di uno degli accidenti più stupefacenti e veritieri accaduti non molti anni or sono; un fatto sì strano da non poter essere omesso.
Giunse nella città di Hamel, nella contea di Brunswick, un tale che, per la stravaganza della veste che indossava, fatta di vari colori, veniva chiamato il Pifferaio Pezzato; dacché pifferaio egli era, oltre alle altre cose che sapeva fare. Costui invero offrì ai cittadini di liberarli, per una certa somma di denaro, dalla piaga dei ratti che l’infestavano, essendo al tempo stesso gravemente flagellati da insetti parassiti. Concluso l’accordo, il Pifferaio Pezzato incominciò a suonare, per tutte le strade della città, una penetrante melodia, e i ratti immediatamente, uscendo dalle case, accorsero a lui in gran numero. Egli li condusse, al suono del suo piffero, presso il fiume Weaser1, ove annegarono.
Fatto ciò, poiché nessun ratto era rimasto in città, egli tornò per ricevere la ricompensa pattuita, ma per tutta risposta gli venne detto che la faccenda non era stata presa sul serio, ritenendo che non sarebbe mai stato capace di compiere un’impresa di tal genere, e che non sarebbe mai tornato a chiederne conto. Vedendo tuttavia ch’egli aveva felicemente portato a termine un così improbabile compito, i cittadini si dissero ben lieti di dargli una certa ricompensa, e offrirono una somma molto minore a quella stabilita in principio. Il Pifferaio scontentato chiese che gli venisse data la ricompensa intera, sulla base di quanto pattuito; ma questi con fermezza rifiutarono. Allora egli li minacciò di vendetta, ma i cittadini, per nulla impressionati, lo invitarono a fare del proprio peggio. Dopodiché egli prese nuovamente il flauto, e andando come prima lungo le strade della città fu seguito, sino ad uno dei cancelli, da un certo numero di bambini. Tutti insieme giunsero ad una collinetta: qui il Pifferaio, sul fianco di essa, aprì un grosso varco, dentro il quale egli stesso e tutti i bambini, nel numero di centotrenta, entrarono; e una volta dentro la collina si richiuse, tornando esattamente come prima.
Un ragazzo storpio, che era rimasto piuttosto indietro rispetto al gruppo di bambini, visto quel che era accaduto tornò prestamente indietro e riferì agli abitanti della città ciò che aveva visto. Immediatamente si levò la disperazione dei genitori, e gli uomini con diligenza andarono per terra e per mare in cerca di notizie sui bimbi scomparsi, ma non si seppe mai nulla più di quanto si è detto.
In memoria dell’accaduto fu decretato che, da quel momento in poi, nessuno strumento (tamburi o pifferi o altri ancora) venisse suonato lungo la via che conduce al cancello attraverso il quale passarono i bambini, né che in detta via sorgessero locande di alcun genere. Venne anche stabilito che, da quel giorno in avanti, in tutti gli scritti composti nella città di Hamel, accanto alla data di nostro Signore, un’altra ne fosse apposta, e cioè quella corrispondente all’età che avrebbero avuto i loro bambini. E questo grandioso prodigio avvenne il giorno 22 luglio, nell’anno di nostro Signore 13762.
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1. Sic.   2. Altro particolare interessante: Verstegan è l’unico a riportare questa data, invece di quella canonica del 26 giugno 1284.

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